Storia e turismo nella Galleria Borbonica di Napoli

Molti sono stati i re e i regni che si sono succeduti a Napoli. È una città che ha vissuto passati burrascosi e, talvolta, tragici dal punto di vista sia militare che delle guerre civili. Lo testimoniano la presenza di ben sette castelli che furono edificati per salvaguardare la sicurezza della città. Per difenderla dagli attacchi nemici, soprattutto quelli provenienti dal mare. Anche l’ubicazione di alcune costruzioni è la prova che si voleva ovviare a pericoli che potevano minacciare la pace. Si pensi al posto in cui è stato costruito il Palazzo Reale: vicino al mare e vicino al Maschio Angioino, luogo strategico quindi per salvaguardare la persona dei sovrani. Città tutt’altro che tranquilla. E i leoni di marmo di Piazza dei Martiri? Testimonianza delle guerre del popolo napoletano condotte contro il potere costituito. Parliamo adesso di una costruzione particolare che fu voluta sempre per scopi militari: la Galleria Borbonica.

STORIA

Fu voluta da Ferdinando II di Borbone che incaricò, nel 1853, l’architetto Errico Alvino di realizzare una galleria sotterranea che congiungesse Piazza Plebiscito a Piazza Vittoria. Questo per consentire alla famiglia reale un comodo sbocco verso il mare in caso di disordini e per favorire il fluire dei soldati. Il tunnel fu inaugurato nel 1855 ma non fu ultimato per problemi morfologici. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio antiaereo. Nel dopoguerra ebbe vari utilizzi: deposito giudiziario e discarica abusiva. Al suo interno furono, infatti, rinvenuti molti resti di auto e moto d’epoca e statue (tra cui un monumento di Aurelio Padovani, il fondatore del partito fascista napoletano). Ha tre ingressi: uno vicino Piazza del Plebiscito, un altro nei pressi di Piazza dei Martiri e l’ultimo a Palazzo Serra di Cassano.

È diventato una rilevante attrazione turistica grazie, soprattutto, alla storia che porta con sé.

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on Giu 13, 2019

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